Era d'estate nelle dolci serate del parco
nella pista da ballo circondata da pini secolari
e dal profumo di resina e di fiori.
La musica suonava senza fermarsi mai
e nei tavoli di legno tutt'intorno
c'eravamo anche noi, alcuni in piedi
altri seduti a bere dolci bevande
dagli incerti contenuti.
Facevamo chiasso, ridevamo forte
ci mettevamo in mostra, baldanzosi e giovani
per richiamare l'attenzione delle fanciulle
sedute poco distanti da noi, con babbo e mamma.
Qualche occhiata di nascosto, un sorriso
a quelle più carine che avevamo già notato
al mattino, appena giunte in paese in vacanza.
Si muovevano a suon di musica
le gambe sotto il tavolo e le mani
battevan ritmate a seguire il tempo.
C'era voglia di ballare, di gettarsi in pista
abbracciare la ragazza e stringerle le mani
muovendo i passi sulle assi di legno traballanti.
Ma bisognava fare la prima mossa
la più difficile e senza risultato certo
andare e chiedere di ballare
non alla fanciulla ma ai genitori
dagli sguardi severi e indagatori.
Aspettavamo in piedi, con il fiato sospeso
la risposta che non arrivava mai.
Ma nel frattemo gli sguardi si incrociavano
e si capiva- oh se si capiva- se lei
era dalla nostra parte e tanto bastava.
Poi era spesso un si, quasi sempre un si
perchè eravamo in verità
una bella ed allegra gioventù.
Ma sulla pista da ballo, seguendo
canzoni e ritmi assai noti
il coraggio e la baldanza sparivano di colpo
lasciandoci timidi e impacciati
tenendo le distanze per non peccare
ed evitare lo sguardo dei genitori
così attenti e severi.
Ma potevamo stringere le mani, parlare
senza dire nulla e farci capire
e il dolce dialogo durava tre minuti o poco più.
Finita la serata camminavamo a lungo nel paese
per non tornare mai casa e sognare chissà che cosa
e raccontare chissà che. Ed era bello, si era bello.
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