Gli anni e gli anni e gli anni
che sono passati,che passano
che passeranno ancora
e le stagioni che si inseguono
come le onde nel mare
senza fermarsi mai.
Come in un film già visto
mille e mille volte
tornano alla mente pensieri, ricordi,
momenti tristi e felici
pentimenti e rancori
cose che avrei voluto fare
e che non ho fatto mai
parole che avrei voluto dire
e che non ho mai detto.
Amici, amiche, parenti, conoscenti,
vicini d casa, maestri, professori,
genitori, fratelli, sorelle,
luoghi, situazioni, sentimenti,
amori e ragazze,felicità e pianto.
Questa è la vita, ma come è duro
salutare per sempre una persona
che ti è stata cara e che accompagni
per l'ultimo addio
e poco ti consola il pensiero
che forse la incontrerai non si sa quando
e che la rivedrai non si sa dove.
Come sono lontani certi tempi
e come sono vicini i conti ormai da fare.
Gli anni e gli anni e gli anni
sono passati, passano e passeranno ancora
ma già affrontare l'oggi è un atto di coraggio.
lunedì 27 dicembre 2010
domenica 26 dicembre 2010
CALAVERNA
Fiori diamante di calaverna
che incoronate Rocca Contrada
come una regina.
Le torri antiche, i campanili,
pietre preziose
che svettano verso un cielo
limpido e trasparente
nelle fredde giornate d'inverno.
Fiori a diamante di calaverna
che riflettete la luce e il sole
in mille scintille e giochi di colori
così che Arcevia appare
come un paese da favola.
E sulla vetta di monte Cischiano
la corona di calaverna
sembra un miraggio.
che incoronate Rocca Contrada
come una regina.
Le torri antiche, i campanili,
pietre preziose
che svettano verso un cielo
limpido e trasparente
nelle fredde giornate d'inverno.
Fiori a diamante di calaverna
che riflettete la luce e il sole
in mille scintille e giochi di colori
così che Arcevia appare
come un paese da favola.
E sulla vetta di monte Cischiano
la corona di calaverna
sembra un miraggio.
sabato 25 dicembre 2010
NATALE A ROCCA CONTRADA
Natale in Arcevia ogni anno al freddo
e una soffice e bianca coltre di neve
a livellare ogni cosa senza distinzione.
Tutti in cucina in un via vai di parenti indaffarati
e noi piccoli, in semicerchio, vicino al fuoco
sotto un camino che ci appariva immenso
dove grandi ciocchi di legna ardevano rossi e brucianti
e ad ogni mossa del ferro a rovistar le fiamme
salivano crepitanti mille scintille
ingoiate dalla nera cappa che le portava in cielo.
I nostri visi erano accesi e accaldati
e un pò di sonnolenza ci prendeva
con il passare del tempo e i grandi a scuoterci, ridendo
e a raccontar novelle per tenerci svegli.
Poi la vigilia dell'epifania
era il giorno più atteso, da noi,
trepidanti e pieni di attese
dopo aver scritto la letterina con i desideri.
Verso sera, nella grande sala , si preparava attenti
la tavola per la befana, con latte caldo e pane
per rifocillarsi e riposare e lasciare i doni.
E non finivamo mai e correvamo intorno
e volevamo aggiungere altro per farla contenta
e renderla più disponibile alla generosità.
Infine tutti a letto stanchi e capricciosi.
Al nostro risvegliare, nel cuore della notte,
a saltare dal letto e correre al freddo
verso la sala, al buio, per guardare sul tavolo
i pacchi coi doni.
E saltare e gioire, e grida e risate di felicità
per un gioco di birilli di legno, o le bocce verdi e rosse,
o un libretto di favole con le figurine
e l'immancabile manciata di caramelle
con arance e mandarini.
Stringere il tutto tra le braccia e ancora a letto
a sognare con quelle piccole cose che non esistono più.
e una soffice e bianca coltre di neve
a livellare ogni cosa senza distinzione.
Tutti in cucina in un via vai di parenti indaffarati
e noi piccoli, in semicerchio, vicino al fuoco
sotto un camino che ci appariva immenso
dove grandi ciocchi di legna ardevano rossi e brucianti
e ad ogni mossa del ferro a rovistar le fiamme
salivano crepitanti mille scintille
ingoiate dalla nera cappa che le portava in cielo.
I nostri visi erano accesi e accaldati
e un pò di sonnolenza ci prendeva
con il passare del tempo e i grandi a scuoterci, ridendo
e a raccontar novelle per tenerci svegli.
Poi la vigilia dell'epifania
era il giorno più atteso, da noi,
trepidanti e pieni di attese
dopo aver scritto la letterina con i desideri.
Verso sera, nella grande sala , si preparava attenti
la tavola per la befana, con latte caldo e pane
per rifocillarsi e riposare e lasciare i doni.
E non finivamo mai e correvamo intorno
e volevamo aggiungere altro per farla contenta
e renderla più disponibile alla generosità.
Infine tutti a letto stanchi e capricciosi.
Al nostro risvegliare, nel cuore della notte,
a saltare dal letto e correre al freddo
verso la sala, al buio, per guardare sul tavolo
i pacchi coi doni.
E saltare e gioire, e grida e risate di felicità
per un gioco di birilli di legno, o le bocce verdi e rosse,
o un libretto di favole con le figurine
e l'immancabile manciata di caramelle
con arance e mandarini.
Stringere il tutto tra le braccia e ancora a letto
a sognare con quelle piccole cose che non esistono più.
lunedì 13 dicembre 2010
PICCOLO PRESEPIO
Piccolo presepio a me tanto caro
che compari e scompari ogni Natale
da tanti anni ormai, da tanti.
Ogni volta apro la scatola
con trepidazione ed emozione
perchè c'è sempre un cambiamento,
un abbandono, uno strappo.
La pecorella che ha ceduto al tempo,
il pastore senza più il bastone in mano,
gli angeli un pò ammaccati
e con le ali spiegazzate e sbilenche
il pozzo senza più il secchio
ed anche la capanna ondeggia un poco.
Il bue e l'asinello si cambiano di posto
omai da soli e Giuseppe e Maria
faticano a stare in ginocchio
vicino ad una culla senza paglia
ed il Bambino che non vuol star fermo
forse stanco di quel giaciglio.
Eppure non ti cambierei con nulla
neanche con un presepio da cattedrale;
mi hai tenuto compagnia ogni Natale
senza abbandonarmi mai,
vivendo con me giorni felici e tristi
sopportando feste, gente chiassosa,
grida di bimbi, confusione,lunghi silenzi.
Piccolo presepio,illuminato appena
da piccole lucine colorate
che sole reggono spavalde la sfida
riprendi ora il tuo posto e fammi compagnia
in attesa di tornare nel cartone
dove verrò a cercarti tra un anno
con la speranza di trovarti uguale.
che compari e scompari ogni Natale
da tanti anni ormai, da tanti.
Ogni volta apro la scatola
con trepidazione ed emozione
perchè c'è sempre un cambiamento,
un abbandono, uno strappo.
La pecorella che ha ceduto al tempo,
il pastore senza più il bastone in mano,
gli angeli un pò ammaccati
e con le ali spiegazzate e sbilenche
il pozzo senza più il secchio
ed anche la capanna ondeggia un poco.
Il bue e l'asinello si cambiano di posto
omai da soli e Giuseppe e Maria
faticano a stare in ginocchio
vicino ad una culla senza paglia
ed il Bambino che non vuol star fermo
forse stanco di quel giaciglio.
Eppure non ti cambierei con nulla
neanche con un presepio da cattedrale;
mi hai tenuto compagnia ogni Natale
senza abbandonarmi mai,
vivendo con me giorni felici e tristi
sopportando feste, gente chiassosa,
grida di bimbi, confusione,lunghi silenzi.
Piccolo presepio,illuminato appena
da piccole lucine colorate
che sole reggono spavalde la sfida
riprendi ora il tuo posto e fammi compagnia
in attesa di tornare nel cartone
dove verrò a cercarti tra un anno
con la speranza di trovarti uguale.
domenica 12 dicembre 2010
LA MONTAGNA
Non farmi piangere, ti prego
non farmi piangere ancora.
la montagna della vita
è sempre più difficile da scalare
scoscesa e impervia
e mani e piedi non trovano appigli
che tutto cede e frana.
Tu sei all'inizio, forte e sicura
nei tuoi vent'anni dispersi al vento
e non conosci la fatica e il pericolo
perchè non sai, perchè non vedi.
Per me è diverso,il tempo lascia segni,
solchi profondi nella mente e nell'anima
che non si cancellano, mai.
Corri,insegui le ore e i giorni
sempre più in fretta,
per paura di perdere anche l'attimo.
E se metti un piede in fallo
e sbagli e cadi in terra
la colpa è degli altri, mai la tua.
Ti prego,prendi fiato,
guardati intorno,la montagna
è dura da scalare, ma osserva
anche il cielo azzurro, il verde dei boschi
ascolta il canto degli uccelli
porta lo sguardo lontano
verso l'orizzonte, gusta il silenzio
perchè, ricorda, non si torna indietro
e i conti della vita si pagano, sempre.
non farmi piangere ancora.
la montagna della vita
è sempre più difficile da scalare
scoscesa e impervia
e mani e piedi non trovano appigli
che tutto cede e frana.
Tu sei all'inizio, forte e sicura
nei tuoi vent'anni dispersi al vento
e non conosci la fatica e il pericolo
perchè non sai, perchè non vedi.
Per me è diverso,il tempo lascia segni,
solchi profondi nella mente e nell'anima
che non si cancellano, mai.
Corri,insegui le ore e i giorni
sempre più in fretta,
per paura di perdere anche l'attimo.
E se metti un piede in fallo
e sbagli e cadi in terra
la colpa è degli altri, mai la tua.
Ti prego,prendi fiato,
guardati intorno,la montagna
è dura da scalare, ma osserva
anche il cielo azzurro, il verde dei boschi
ascolta il canto degli uccelli
porta lo sguardo lontano
verso l'orizzonte, gusta il silenzio
perchè, ricorda, non si torna indietro
e i conti della vita si pagano, sempre.
venerdì 10 dicembre 2010
GIOVINEZZA
Anni di gioventù e di spensieratezza
di risate e di scherzi innocenti
quando poco o nulla era permesso
e quando tutto invece ci concedevamo.
Il mare, il sole, i campi fioriti,
le lunghe passeggiate in bicicletta
a pedalare verso il fiume, in fretta,
per arrivare primi e scegliere il posto
tra alberi color argento e profumi di erba e di fiori.
L'acqua a scorrere lenta, tranquilla
e noi seduti a riva a guardare i mulinelli,
a gettar sassi con forza, per vederli volare
sfiorando appena la superficie e poi sparire
dopo tre, quattro balzi .
Il tempo non bastava, non eravamo mai stanchi
di correre, di gridare, di cantare
di inventare cose nuove, con la fantasia di quella età.
E le ragazze finalmente libere e lontane
dagli occhi severi di padri e madri
erano compagne sfrenate al par di noi
e la gara non aveva mai fine, sino all'ultimo.
Nascevano piccoli amori,primi affetti,
brevi carezze e lo sfiorar di mani
tra timidezza e voglia di non farsi vedere
da amiche e amici, pronti allo scherno.
E triste era la strada del ritorno
sul far della sera, pedalando piano
per allungare ancora il dolce piacere
di una giornata bella e appassionata
già pronti a dire arrivederci
per incontrarci ancora.
di risate e di scherzi innocenti
quando poco o nulla era permesso
e quando tutto invece ci concedevamo.
Il mare, il sole, i campi fioriti,
le lunghe passeggiate in bicicletta
a pedalare verso il fiume, in fretta,
per arrivare primi e scegliere il posto
tra alberi color argento e profumi di erba e di fiori.
L'acqua a scorrere lenta, tranquilla
e noi seduti a riva a guardare i mulinelli,
a gettar sassi con forza, per vederli volare
sfiorando appena la superficie e poi sparire
dopo tre, quattro balzi .
Il tempo non bastava, non eravamo mai stanchi
di correre, di gridare, di cantare
di inventare cose nuove, con la fantasia di quella età.
E le ragazze finalmente libere e lontane
dagli occhi severi di padri e madri
erano compagne sfrenate al par di noi
e la gara non aveva mai fine, sino all'ultimo.
Nascevano piccoli amori,primi affetti,
brevi carezze e lo sfiorar di mani
tra timidezza e voglia di non farsi vedere
da amiche e amici, pronti allo scherno.
E triste era la strada del ritorno
sul far della sera, pedalando piano
per allungare ancora il dolce piacere
di una giornata bella e appassionata
già pronti a dire arrivederci
per incontrarci ancora.
martedì 7 dicembre 2010
PIANGI?
Piangi?Sembrano lacrime
quelle piccole perle lucenti
che segnano le tue guance
sfiorano le labbra e svaniscono.
Il vecchio pino lascia trasparire
la gialla luce del lampione
che ci sfiora appena
in quella panchina di ferro e legno
dove siamo seduti da tempo
indifferenti al freddo e al vento.
Piangi?Stringo tra le mie le tue mani
che tremano e cercano rifugio
intrecciando con forza le dita.
...Non so...credo che... forse è meglio...
è difficile trovare le parole
con il cuore che batte forte
e il tempo che non passa mai.
il vecchio pino ondeggia e tra i rami
brevi lampi di luce colpiscono il tuo viso
ed i tuoi occhi cercano i miei ,
poi abbassi il capo e lo scuoti
e poi mi guardi ancora
mentre si scompigliano i tuoi capelli.
...E' ora di andare...pensiamoci su...
ma tu non senti e stringi le spalle
e resti seduta in quella panchina
di legno e ferro ,sotto il grande pino,
immobile ,silenziosa e indifesa.
Mi allontano senza guardarti
con la ghiaia che fa rumore
ad ogni passo a segnare l'addio.
Vorrei correre ma poi mi giro,
il buio della sera copre ogni cosa
confondendo le ombre.
quelle piccole perle lucenti
che segnano le tue guance
sfiorano le labbra e svaniscono.
Il vecchio pino lascia trasparire
la gialla luce del lampione
che ci sfiora appena
in quella panchina di ferro e legno
dove siamo seduti da tempo
indifferenti al freddo e al vento.
Piangi?Stringo tra le mie le tue mani
che tremano e cercano rifugio
intrecciando con forza le dita.
...Non so...credo che... forse è meglio...
è difficile trovare le parole
con il cuore che batte forte
e il tempo che non passa mai.
il vecchio pino ondeggia e tra i rami
brevi lampi di luce colpiscono il tuo viso
ed i tuoi occhi cercano i miei ,
poi abbassi il capo e lo scuoti
e poi mi guardi ancora
mentre si scompigliano i tuoi capelli.
...E' ora di andare...pensiamoci su...
ma tu non senti e stringi le spalle
e resti seduta in quella panchina
di legno e ferro ,sotto il grande pino,
immobile ,silenziosa e indifesa.
Mi allontano senza guardarti
con la ghiaia che fa rumore
ad ogni passo a segnare l'addio.
Vorrei correre ma poi mi giro,
il buio della sera copre ogni cosa
confondendo le ombre.
lunedì 6 dicembre 2010
MARE D'INVERNO
Mare d'inverno
che mescoli i tuoi cupi colori
con quelli del cielo
e trascini a riva cose dimenticate
o senza vita e spoglie di alberi
strappati alla terra.
I gabbiani sfidane le tue onde
lanciando gridi e sfiorando le cime
in un gioco a rincorrersi
senza fine.
L'acqua graffia con forza la spiaggia
e lì dove le pietre segnano il confine
la bianca schiuma serpeggia in mille rivoli
e poi arretra e poi ritorna ancora
a battere la battigia e le scogliere.
Mare d'inverno non fermarti mai
fai sentire la tua voce che grida
la sua ribellione a chi crede
che tutto oramai è sottomesso all'uomo.
che mescoli i tuoi cupi colori
con quelli del cielo
e trascini a riva cose dimenticate
o senza vita e spoglie di alberi
strappati alla terra.
I gabbiani sfidane le tue onde
lanciando gridi e sfiorando le cime
in un gioco a rincorrersi
senza fine.
L'acqua graffia con forza la spiaggia
e lì dove le pietre segnano il confine
la bianca schiuma serpeggia in mille rivoli
e poi arretra e poi ritorna ancora
a battere la battigia e le scogliere.
Mare d'inverno non fermarti mai
fai sentire la tua voce che grida
la sua ribellione a chi crede
che tutto oramai è sottomesso all'uomo.
GOCCE
Si forma una goccia e scende
sul vetro umido e opaco di vapori
come lacrima sul viso di giovane donna.
Dapprima lentamente, insicura,
incerta sulla via da seguire
poi prende consistenza e coraggio,
si fa strada
mentre un'altra è pronta a seguirla
e un'altra ancora.
In trasparenza la luce gialla del lampione
si vede appena, scomposta in cento forme
come mosse dal vento
mentre le gocce si inseguono
sempre più rapide
sino a disperdersi e confondersi
in una piccola pozza d'acqua.
Ma altre, in alto, iniziano il percorso
sino a che il pianto, già breve, non avrà fine.
sul vetro umido e opaco di vapori
come lacrima sul viso di giovane donna.
Dapprima lentamente, insicura,
incerta sulla via da seguire
poi prende consistenza e coraggio,
si fa strada
mentre un'altra è pronta a seguirla
e un'altra ancora.
In trasparenza la luce gialla del lampione
si vede appena, scomposta in cento forme
come mosse dal vento
mentre le gocce si inseguono
sempre più rapide
sino a disperdersi e confondersi
in una piccola pozza d'acqua.
Ma altre, in alto, iniziano il percorso
sino a che il pianto, già breve, non avrà fine.
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