sabato 25 dicembre 2010

NATALE A ROCCA CONTRADA

Natale in Arcevia ogni anno al freddo
e una soffice e bianca coltre di neve
a livellare ogni cosa  senza distinzione.
Tutti  in cucina in un via vai di parenti indaffarati
e noi piccoli, in semicerchio, vicino al fuoco
sotto un camino che ci appariva immenso
dove grandi ciocchi di legna ardevano rossi e brucianti
e ad ogni mossa del ferro a  rovistar le fiamme
salivano crepitanti mille scintille
ingoiate dalla nera cappa che le portava in cielo.
I nostri visi erano accesi e accaldati
e un pò di sonnolenza ci prendeva
con il passare del tempo e i grandi a scuoterci, ridendo
e a raccontar novelle per tenerci svegli.
Poi la vigilia dell'epifania
era il giorno più atteso, da noi,
trepidanti e pieni di attese
dopo aver scritto la letterina con i desideri.
Verso sera, nella grande sala , si preparava attenti
la tavola per la befana, con latte caldo e pane
per rifocillarsi e riposare  e lasciare i doni.
E non finivamo mai e correvamo intorno
e volevamo aggiungere altro per farla contenta
e renderla più disponibile alla generosità.
Infine tutti a letto stanchi e capricciosi.
Al nostro risvegliare, nel cuore della notte,
 a saltare dal letto e correre al freddo
verso la sala, al buio, per guardare sul tavolo
i pacchi coi doni.
E saltare e gioire, e grida e risate di felicità
per un gioco di birilli di legno, o le bocce verdi e rosse,
o un libretto di favole con le figurine
e l'immancabile manciata di caramelle
con arance e mandarini.
Stringere il tutto tra le braccia e ancora a letto
a sognare con quelle piccole cose che non esistono più.

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